Abbi cura di Te...Sei un'opera d'Arte

Quando l'Arte diventa educazione alla Sicurezza

L’idea è quella di promuovere l’uso dei Dispositivi di Protezione Individuale attraverso immagini non convenzionali che non fanno leva sulla paura, ma sulla bellezza e sulla voglia di volersi bene.Grandi capolavori presenti nell’immaginario di Tutti Noi, riprodotti e contaminati da Artisti straordinari con DPI di Qualità riconosciuta e riconoscibile, per cambiare la percezione del DPI: «non più uno strumento scomodo e fastidioso ma un amico che ti aiuta a vivere meglio»

L'Attesa (1882) Edgar Degas

Breve storia del dipinto originale

Edgar Degas è stato uno dei grandi pittori francesi legati al movimento dell'Impressionismo. Di Lui Pissarro diceva: << E' un uomo terribile ma franco e leale >>. Sosteneva che lo appassionava così tanto la danza perché il balletto era <<I'unica cosa rimastaci del movimento dell'Arte dei Greci>>. <<L'Attesa> è un pastello su carta che la tradizione vuole ritragga una giovane ballerina di provincia con sua madre, in attesa di un'audizione. Si vede una ballerina dolorante e preoccupata accanto ad una madre pensierosa, entrambe curve sulla panca in attesa.

Ritratto di Giovanni de’ Medici (1545) Agnolo Bronzino

Breve storia del dipinto originale

Agnolo di Cosimo di Mariano, conosciuto come il Bronzino fu uno tra i più raffinati pittori del Manierismo fiorentino, allievo e non solo, prima del Pontormo e poi dell’Allori, è noto per essere stato uno dei più abili ed incisivi ritrattisti della corte medicea nella Firenze tardo rinascimentale. Lo stesso Vasari annotava come i ritratti di bellissime dame e fieri nobiluomini così distaccati dal mondo, fossero “tutti naturalissimi, fatti con incredibile diligenza, e di maniera finiti che più non si può desiderare”. Il dipinto (olio su tavola 58 x 45,4 cm), è conservato nella Galleria degli Uffizi a Firenze. Il bambino è Giovanni, secondogenito del Granduca di Toscana Cosimo I e di Eleonora di Toledo, ed è ritratto su uno sfondo verde scuro seduto a mezza figura, vestito di rosso (riferimento al suo destino nel mondo ecclesiastico), con un abito lucido, dai ricami dorati e foderato di bianco, prodotto delle seterie fiorentine che Cosimo andava in quegli anni rilanciando. Una catena d'oro pende dal suo collo, con pendenti di corallo rosso che proteggevano i bambini dalla morte prematura. Stringe con la destra un cardellino (si dice si chiami così perché anticamente si pensava vivesse tra cardi e spine), che è simbolo della passione di Cristo da una leggenda cristiana ove si narra che un cardellino si fosse messo ad estrarre le spine della corona che trafiggeva il Cristo crocifisso, e che si fosse trafitto a sua volta, macchiandosi anche con il sangue di Gesù: l'uccellino così sarebbe rimasto sempre con la macchia rossa sul capo. Anche in questo caso si tratta di un chiaro riferimento alla vocazione di Giovanni.

La creazione di Adamo (1511)​ Michelangelo

Breve storia del dipinto originale

La creazione di Adamo è una delle scene più famose, se non la più famosa in assoluto, tra quelle dipinte da Michelangelo sulla volta della Cappella Sistina. L’affresco della volta fu commissionato nel 1508 dal Papa Giulio II all’artista, che lo eseguì in soli 4 anni. Quattro anni per una superficie di circa 400 metri quadrati - un record! Michelangelo raffigura il racconto della creazione dell’uomo (Genesi 2, 4-7), mettendo in relazione la vita di Adamo al tocco divino con la mano, piuttosto che come nell’ iconografia tradizionale, al soffio vitale di Dio sul volto di Adamo. Le figure sono rappresentate all’interno di una scena fuori dal tempo e dallo spazio terreno, compresse dentro le finte membrature architettoniche che accentuano il valore dinamico e grandioso degli eventi. Le dita non si toccano, in mezzo rimane uno spazio come i due poli di un arco voltaico, in cui s’accende, invisibile, la scintilla della vita. Ed è in questo “spazio sacro, piccolo spazio in cui risiede l’infinito dell’invisibile e del mistero” (Emile Zola) che si instaurano la vita, la lotta, la cooperazione della mano di Dio con la mano dell’uomo.

Dama con l'Ermellino (1488-1490) Leonardo da Vinci

Breve storia del dipinto originale

L'opera fu commissionata alla fine del 1400 a Leonardo quando Ludovico il Moro ricevette il prestigioso titolo onorifico di Cavaliere dell'Ordine dell'Ermellino dal re di Napoli. La giovane amante del Moro, Cecilia Gallerani, tiene in braccio l’ermellino il cui mantello bianco è simbolo di purezza e di incorruttibilità. L'ermellino in greco è galè e da qui l'alIusione alla Gallerani, L'animaletto che ha in braccio non è però un ermellino ma più verosimilmente un furetto o una faina, simbolo non di purezza e castità ma di lussuria... ln realtà studi recenti, con una tecnica che permette di penetrare virtualmente lo strato pittorico del dipinto, hanno rivelato che Leonardo ha dipinto prima un ermellino smilzo e delicato, che poi ha ingrandito e reso muscoloso possente e coraggioso su richiesta del Duca, per adeguarlo alla sua natura di uomo d'armi e di potere...

Angioletti occhialuti (2016) Marco Rindori

Breve storia della copia d'Autore

Dunque immaginiamo Raffaello che, a quadro ultimato, indietreggia di fronte a questa sua grande opera per coglierne l’insieme e decide di aggiungere questi due angioletti interponendoli tra Noi qui sulla Terra, e il Cielo di là dalla Finestra. Ma chi sono questi due angioletti, e come sono arrivati lì? E perché adesso portano gli occhiali? Abbiamo immaginato che questi due dolcissimi angeli fossero in realtà due vivacissimi fanciulli, due giovani orfanelli dediti ad ogni tipo di espediente… allegri, burloni e maledettamente furbi, scorrazzavano per le vie di Dresda fin quando furono presi a lavorare nelle miniere d’argento della vicina Freiberg. Ben presto divennero la mascotte di tutti i minatori ma un triste giorno scomparvero, giocando incautamente a nascondino nel labirinto dei cunicoli della miniera, e non si trovarono mai più... Così Santa Barbara, protettrice dei geologi, dei montanari e dei minatori nonché di tutte le persone che scompaiono all’improvviso, ebbe pietà di loro e li portò in cielo, un po’ clandestinamente, appoggiandoli al davanzale della Finestra sulla Terra, laddove, come si vede nel quadro, li tiene d’occhio con tenero affetto. Ed eccoli lì come sentinelle a curiosare tra i due mondi: ora a guardare in su il Cielo con i Santi ed i Beati e tutte le Creature Divine, ora a guardar in giù su questa terra, uomini e donne indaffarati che sbirciano la Finestra di tanto in tanto per capire cosa li attende… Ma questa semplice attività mise ben presto a dura prova la vista di Stefan e Michael perché la luce accecante delle aureole dei Santi e il pulviscolo radioso del Paradiso da un lato, e le polveri sottili e il terribile inquinamento dall’altro, arrossavano sempre di più i loro occhi furbi e un po’ malinconici. Così Santa Barbara Misericordiosa apparve in sogno a Marco e gli suggerì di far indossare ai due angioletti degli occhiali protettivi. “I migliori!!!” raccomandò. Forse - ma non possiamo giurarlo, sarebbe concorrenza sleale - gli indicò anche la marca: Uvex. E Marco di buon’ora dipinse un occhiale Sportstyle ed una mascherina u-sonic sui volti un po’ birichini di -Stefan e Michael, che fecero un cenno d’intesa alla loro Santa protettrice, e divennero così gli Angioletti Occhialuti.

Trattami coi guanti bianchi (2016) Marco Rindori

Breve storia della copia d'Autore

Dobbiamo prima spiegar che “Trattare coi guanti bianchi” è un modo di dire nato alla fine dell’Ottocento in Francia dove la frase originaria era “Trattare coi guanti gialli“, considerati il massimo dell’eleganza e della raffinatezza; ma finita la moda divennero rapidamente “bianchi”, riferendosi a quelli usati per la lucidatura degli argenti o lo spolvero di delicatissimi oggetti quali cristalli e porcellane, che dovevano esser maneggiati con estrema delicatezza e gentile cautela. Significa quindi trattare con la massima attenzione e con tutti i riguardi, con tutte le cure possibili e immaginabili. E in questo caso me l’ha detto un uccellino... Le nostre favole sono piene di uccelli parlanti. La leggenda dice anche che chi impara la lingua degli uccelli sia destinato ad essere re o papa. Insomma questa storia è la storia di un bambino di nobile famiglia e del suo inseparabile cardellino. Giovannino era un bambino molto triste sempre avvolto in quella sua livrea rossa. Destinato alla carriera ecclesiastica passava le giornate a studiare le vite dei Santi e a guardar fuori dalla finestra del suo palazzo la natura che cambiava con le stagioni. L’odore dei limoni invadeva la sua stanza in primavera quando i glicini invadevano il giardino di Boboli e grandi e coloratissimi iris ne bordavano le maestose scalinate…ma a Giovannino mancavano i giochi festosi dei coetanei più poveri ma forse più liberi, mancava un amico con cui confidarsi, finché un giorno un piccolo cardellino si posò sulla finestra del suo studio e iniziò a fissarlo muovendo il capino maculato con fare curioso. Con il suo canto sembrava volesse dirgli qualcosa e Giovannino si avvicinò ma l’uccellino volò via… Le mani di Giovannino lo spaventavano perché gli ricordavano i tentativi di altri monelli, che lo braccavano per rinchiuderlo in una gabbia, una prigione dorata che lo atterriva. Giovannino iniziò a cercare nella sua biblioteca un libro che gli insegnasse il mitico linguaggio degli uccelli e così apprese che San Benedetto dava ogni giorno nella sua cella da mangiare a un corvo che obbediva ai suoi comandi e un giorno, senza neppure assaggiarlo, si accorse che un pane era avvelenato e lo portò dove nessuno avrebbe potuto toccarlo, e che Noè dette ad una colomba il compito di portare l’annuncio della fine del Diluvio… ma in nessun libro, in nessun libro trovò il segreto di questo arcaico e misterioso linguaggio. Decise di tentare ancora e ancora una volta gli sfuggì… e mentre volava via a Giovannino sembrò di ascoltare un canto che diceva: “se divenir amico mio vuoi… trattar Me devi, coi guanti bianchi Tuoi.” Quella sera in una cassapanca abbandonata da un gruppo di misteriosi Viandanti venuti da Bruxelles, forse per vendere i loro preziosi arazzi, trovò due enormi guanti e il Pittore, non senza una qualche difficoltà, lo aiutò ad indossarli… All’indomani Giovannino si avvicinò al cardellino, due grandi lacrime che gli scendevano sugli zigomi paffutelli ma il cardellino sorprendentemente si lasciò prendere come in un nido, da questo grande guanto bianco morbido e confortevole. E Giovannino si sciolse in un sorriso e lo accolse con tutta la nobile delicatezza di cui era capace. Diventarono amici inseparabili e si racconta che il cardellino sussurrasse all’orecchio di Giovannino la sua gratitudine magnificando il comfort e la destrezza di quell’ oggetto venuto dal futuro. Se chiedete ad Ansell chi glielo ha detto Vi risponderanno: me l’ha detto un uccellino...

Un RSPP in Paradiso (2017) Marco Rindori

Breve storia della copia d'Autore

Adamo si aggirava felice e un po’ svogliato nel giardino dell’Eden, che tutti sanno essere un luogo ameno con comodità a 7 stelle*; ma pochi sanno che Eva per evitare che il compagno cadesse in depressione gli aveva dato dei piccoli incarichi, che lo facessero sentire utile come tagliare l’erba del prato, potare le rose, ridipingere lo steccato, imboccare i cuccioli di tigre che avevano perso i genitori etc. etc. Certamente il giardino era un luogo sicuro ma Adamo non aveva strumenti di lavoro, e così il Dio misericordioso lo chiamò di nuovo a sé e con una scintilla lo dotò di comodi e protettivi guanti. E il dipinto di Marco Rindori immortala l’istante di questa ri-creazione… Adamo girava fiero per l’Eden con questi guanti che non si toglieva mai. E quando il Diavolo in forma di ipnotico serpente gli propose di sostituire i guanti Hyflex con quelli di un’altra marca, che gli avrebbero dato la vita eterna, Adamo gli rispose con un secco e perentorio NO. Adamo era un uomo tuttodunpezzo!!! Il demonio ci rimase veramente male e decise di vendicarsi con Eva, che non era una donna tuttadunpezzo, essendo nata da una sola costola. Gli sussurrò dell’albero della conoscenza, insinuò in lei il dubbio e la indusse a mangiare la mela proibita* insieme al fido e un po’ distratto Adamo... Si videro ora nudi per la prima volta e cercarono foglie per coprirsi le pudenda ma un solo albero ancora ne possedeva - l’unico che Adamo non aveva potato! -, un fico ai margini del giardino. E sarebbe stato davvero tragicomico vedere Adamo con la foglia di fico e i guanti vagare per il giardino prima di essere catapultato insieme ad Eva sulla Terra come poveri mortali… Adamo finì a lavorare come RSPP in una grande Azienda, ma questo è TOP SECRET, dove ancora oggi usano i guanti antitaglio Hyflex… Possiamo invece dire che Eva lavorò fino alla pensione in una grande azienda farmaceutica dove indossano con soddisfazione i guanti monouso Ansell Microflex. Pare che marito e moglie litigassero spesso, e non possiamo biasimarli, ma su una cosa erano sempre d’accordo: “I guanti Ansell ti danno sempre una mano in più…”
Curiosità
* Hotel a 7★★★★★★★: attualmente ci sono al mondo solo 6 Hotel a 7 stelle e 2 sono in Italia, uno a Venezia e l’altro a Milano.
* Il frutto proibito: in una versione latina del Vecchio Testamento era riportato il termine pomum ma tale termine, tradotto come mela, indica in via più generale un frutto. Nel corso del Medioevo tutti sapevano che il frutto in questione era in realtà un fico, il dolce e succoso frutto estivo che simbolicamente rimanda all’idea di fertilità e abbondanza nonché alla sfera della sessualità, così come riportato in modo esplicito nell’apocrifo del Vecchio Testamento noto come “Apocalisse di Mosè”.

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Il Trionfo (2015) Marco Rindori

Breve storia della copia d'Autore

Amandine è una ragazza di provincia con una sconfinata passione per la danza. Figlia di un pescatore della Normandia del piccolo villaggio di Yport, Ambroise, e di una migrante siciliana di Zafferana Etnea di nome Maria Assunta, Amandine è a un passo dal diventare un' etoile: ancora un'audizione e per Lei, minuscola ballerina tutta nervi e ossa dure e fragili a un tempo come le falesie della costa d’Alabastro, ci saranno le luci accecanti della ribalta. La madre, da poco vedova (Ambroise è stato inghiottito dal mare durante una tempesta) la affianca sulla panca, fuori una pioggia sottile ed insistente batte sui vetri, ma Amandine non può ballare, i suoi piedi sono pieni di vesciche e il dolore è insopportabile... I sacrifici e il sogno di una vita si sciolgono dentro le sue scarpette. Maria Assunta sa che non potrà esserci ancora un'altra chance e prega... ma non c'è tempo per piangere, si alza di scatto, apre la finestra e poi subito l'ombrello nero, e come Mary Poppins comincia a volare sul Mondo, cercando laggiù in basso una soluzione. Riuscirà una madre coraggiosa a trovare una scarpetta che calzi i piedini di Amandine come un guanto, leggera come una piuma e morbida come un sofà? Manca solo un'ora alla fatidica prova d'Autore. Con il magico ombrello ha sorvolato Francia, Inghilterra e Olanda e Germania, dove ha provato invano centinaia di scarpette, per scendere poi rapida verso la Sicilia natia... Le speranze cominciano ad affievolirsi, quando una cicogna bianca proveniente dal corno d'Africa le si affianca e le chiede quale sia il suo cruccio. Maria Assunta disperata spiega la sua pena di madre, e la cicogna le racconta che durante i suoi viaggi migratori si ferma sempre in un grande nido sul tetto di una fabbrica a Barletta, dove producono calzature che la gente che lavora dice: <<fanno miracoli!!!>> Vola Maria Assunta Poppins vola!!! Ma anche il tempo vola!!! In un baleno si cala dal camino, vede le giostre ad iniezione che sfornano scarpe fresche per i piedi più dolci, e chiede concitata ad una ragazza del Controllo Qualità un consiglio per la sua figliol amata. Lei sorridente le risponde di non‘ aver paura, perché con il plantare brevettato DRY'N AIR GEL ogni problema si scioglierà come la neve al sole, e porge a Maria Assunta un 35, dentro una scatola ecologica. Vola Maria Assunta Vola!!! E in un battito d'ali d'ombrello è di nuovo accanto alla figlia singhiozzante. Amandine pensa che ormai sia davvero finita ma non fa a tempo a riflettere perché chiamano: Amandiiiiiine!!!!! Ora tocca a Lei. Indossa in fretta le scarpe e comincia la musica: due flauti, due oboi, due clarinetti, due fagotti eppoi un bassotuba e nacchere e timpani e .... .. e adesso è Odette, il cigno bianco, e volteggia con leggerezza e salta e si ferma sulle punte, guarda in alto e sorride Amandine, mentre la giuria incredula applaude...E Marco Rindori a partire dal quadro originale di Degas ha ridato ad Amandine la gioia del ballo, calzandole le scarpe comode e sicure di una eccellenza tutta italiana: BASE PROTECTION. Così <<L' Attesa>> di una ragazza di campagna è diventata <<Il Trionfo>> di Amandine.

Madonna Sistina (1513-1514) Raffaele Sanzio

Breve storia del dipinto originale

Forse non tutti sanno che... quei due angioletti pensosi e un po’ paffutelli che decorano quaderni, cornici, carte regalo, segnalibri, etc.- ormai in vendita in tutti i musei del mondo, vero esempio di prodotto globale tratto da un'opera d'arte - sono stati ritagliati da un altro capolavoro di Raffaello: la Madonna Sistina. L'opera, in cui compaiono la Madonna col Bambino con ai lati San Sisto e Santa Barbara, fu commissionata all'inizio del '500 a Raffaello dal Convento di San Sisto a Piacenza, dove rimase fino a che nel 1754 i monaci benedettini, sotto la pressione dei debiti, non lo vendettero ad Augusto III, grande elettore di Sassonia (per 25.000 scudi romani). Augusto III collocò quest'opera di dimensioni notevoli (2x2,7 m) nella sua grande collezione a Dresda, dove attrasse grandi filosofi e poeti e scrittori come Goethe, Hegel, Novalis, Dostoevskij, Puskin, Schopenhauer, Bulgakov, Grossman e cosi via, che arrivarono qui in <<pellegrinaggio>>. Anche Heidegger, Nietzsche e Freud e perfino Andy Warhol si sono interessati alla Madonna Sistina. Tuttora la tela, dopo essere stata trafugata e trasferita a Mosca durante il decennio 1945-55, è conservata nella Gemaldegalerie Alte Meister (Pinacoteca dei Maestri Antichi) di Dresda. E quei due angioletti, paffuti e pensosi, appoggiati al davanzale della Finestra, probabilmente per aumentare il senso di profondità, fin dall '800 hanno cominciato ad essere riprodotti come soggetti indipendenti...

Dama in Maschera (2015) Marco Rindori

Breve storia della copia d'Autore

Si suppone che Ludovico Maria Sforza, detto il Moro, avesse regalato a Cecilia questo grazioso animaletto, simbolo di purezza, perché facesse compagnia alla sua amante durante le frequenti assenze da Milano. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore... ma l'ermellino seguiva Cecilia ovunque, spesso la costringeva ad accarezzarlo per ore e osservava curioso tutto quello che gli accadeva d'intorno. La Dama sembra volgersi come se stesse osservando qualcuno sopraggiungente nella stanza, e anche l'ermellino volge Io sguardo nella stessa direzione. Insomma, ben presto, quello che doveva essere un piacevole passatempo divento una sottile tortura. Di più, il contatto quotidiano (ma anche notturno, perché ovviamente il piccolo animale dormiva nel suo letto) con il pelo candido dell' Ermellino creò con I' andar del tempo una specie di allergia, che sfociava in fastidiose eruzioni tipo couperose, che sciupavano il bel volto di Cecilia. Marco ha allora aperto delle finestre nel quadro originale per dare aria all'ambiente, ma il problema persisteva e nessuna medicina era in grado di risolverlo. Così abbiamo chiesto aiuto ai tecnici di 3M che ci hanno consigliato, dopo aver effettuato il Fit-Test, l'uso del respiratore 3M Aura 9332+. E Marco Rindori l'ha fatto indossare delicatamente a Cecilia, che è diventata così la <<Dama in Maschera>>.

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